Il Reinheitsgebot e gli effetti sulla scena birraria tedesca

Il 23 aprile si è celebrato in tutta la Germania il National Beer Day, un’occasione per ricordare l’entrata in vigore del Reinheitsgebot, l’Editto di Purezza.

Pubblicato ufficialmente il 23 aprile 1516 da Guglielmo IV di Baviera, per secoli è stato un riferimento legislativo a uso dei birrai, nel quale si annunciava che le uniche materie prime ammesse per la produzione di birra erano tre: orzo, luppolo e acqua. Mancava, ovviamente, il lievito che fu scoperto da Pasteur solo in seguito, nei primi anni dell’Ottocento, e inserito successivamente tra gli ingredienti consentiti dalla legge. Col tempo si è fatta eccezione per le birre di frumento, che potevano essere prodotte solo dalle famiglie nobili della Baviera. Questo precetto, che conteneva anche una norma sul prezzo della birra, in principio fu applicato solo alla Baviera e poi esteso al resto della Germania

Nell’intenzione del legislatore c’era principalmente un obiettivo: inserendo una tassa sui succedanei si impediva ai birrai di competere con le panetterie per grano e altri cereali, e si manteneva il prezzo del pane il più stabile possibile. Ma questa semplice motivazione ha generato, a cascata, una lunga serie di conseguenze sui birrifici tedeschi di allora e di oggi.

Tra gli effetti più importanti di questo Editto è da menzionare una sorta di protezionismo sull’importazione di birre dall’estero, Belgio e Gran Bretagna in primis, che si è sviluppato subito a ridosso dell’entrata in vigore della legge e che con il tempo si è allentato, fino a dissolversi completamente. La Germania birraria ha potuto così conservare una propria autenticità, anche se proprio l’introduzione dell’Editto è colpevole di aver spazzato via alcuni stili tradizionali, solo perché prevedevano altri ingredienti.

Un effetto secondario positivo dell’Editto ha riguardato, invece, il sapore della birra. Limitando l’uso di ingredienti che potevano coprire il sapore di una birra “cattiva”, come avveniva spesso con spezie o erbe, i birrai non potevano nascondere una cotta sfortunata: se una birra non era buona, si sentiva e subito. Quindi, anche se non si è trattato di una legge sulla qualità della birra, c’è stata una ricaduta positiva in questi termini.

Nel corso del tempo sono state concesse sempre più eccezioni a questo Editto e recentemente sia la UE sia la Germania hanno emanato diverse sentenze che richiedono un’applicazione meno rigorosa della legge. L’attuale, emanata dopo l’unificazione del Paese nel 1992, è ben diversa dall’Editto di Purezza anche se contiene ancora oggi diverse restrizioni, ma si applica solo all’interno della Germania e non influisce sulle birre per l’export.

Nonostante questo, il mito del Reinheitsgebot è diventato così potente nella cultura birraria tedesca che spesso soffoca ancora i birrai che vogliono sperimentare o addirittura tornare ad antichi stili di birra tradizionali tedeschi, molti dei quali diffusi prima del 1516 e in seguito ritenuti non conformi alla legge. A più di 500 anni di distanza si può affermare che il Reinheitsgebot ha portato luci e ombre sulla scena birraria tedesca: ha caratterizzato fortemente le birre prodotte in Baviera e in Germania, e oggi è un vanto (o un’azione di marketing) dichiarare di seguire ancora questo disciplinare. D’altra parte, è vero che tutt’oggi i birrai tedeschi che desiderano creare nuovi stili, utilizzare ingredienti creativi o addirittura provare a cimentarsi con stili storici, devono affrontare una serie di sfide, per lo più burocratiche.