Intervistiamo Elvira Ackermann, presidentessa dell’associazione Le Donne della Birra. Lei e l’associazione saranno presenti a CRAFT BEER ITALY, dal 27 al 28 marzo al MiCo.

Quando e come è nata la vostra associazione? 

L’Associazione Le Donne della Birra è nata a Genova il 20 aprile 2015. L’idea era venuta a me un paio di anni prima, prendendo spunto dall’Associazione Le Donne del Vino. La mia passione per le birre è scaturita proprio dal mondo di bacco in cui lavoro dal 1995. Infatti inizialmente mi sono avvicinata alle birre belghe che a mio avviso hanno grandi affinità con i vini.

Nel 2014 ho conosciuto la giornalista e collaboratrice Doemens Giuliana Valcavi e la beerchef belga Caroline Noel alle quali ho illustrato il mio progetto. Lo hanno accolto con entusiasmo e quindi abbiamo fondato insieme l’associazione.

Quali sono le finalità e come le portate avanti?

Quando nell’aprile 2015 ho fondato, insieme a Giuliana e Caroline, l’associazione Le Donne della Birra ho preso spunto dall’Associazione Le Donne del Vino. Lo scopo principale è la divulgazione della cultura birraria e il coinvolgimento delle donne nel settore birrario in un’ottica di pari opportunità. Nel dettaglio cerchiamo di accrescere, evidenziare e valorizzare il ruolo della donna nel mondo birrario e di diffondere e migliorare la conoscenza e la cultura della birra di qualità. Per realizzare questi obiettivi la nostra associazione svolge numerose attività in tutta Italia, come per esempio:

– eventi per la valorizzazione delle donne nel mondo della birra;

– eventi per la valorizzazione della cultura birraria e della gastronomia birraria italiana e internazionale;

– cene, degustazioni, beer tours e altre attività brassicolo-gastronomiche;

– attività culturali, presentazioni di libri, mostre, concerti e spettacoli;

– corsi, laboratori, formazioni, conferenze, seminari e ogni altra attività collegata;

– attività educative per promuovere il consumo consapevole e informato di birre;

– attività per promuovere la parità di genere e dedicate all’empowerment delle donne nel mondo della birra;

– fiere, festival e mostre come CRAFT BEER ITALY e altre

Negli ultimi anni abbiamo anche partecipato a raccolte pubbliche di fondi, in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione. Abbiamo per esempio sostenuto il progetto di Roberta Stifano sulla violenza contro le donne. In quel contesto abbiamo dato un contributo concreto alla Casa delle Donne di Milano tramite la donazione di birre brassate, importate o distribuite dalle nostre socie professioniste.

Raccontaci una riunione tipo dell’associazione.

Le socie delle varie regioni s’incontrano su invito dell’ambasciatrice regionale. Questo vale soprattutto per la Lombardia, la Liguria e il Lazio dove contiamo il maggior numero di socie. Nelle altre regioni dobbiamo ancora crescere. Attualmente l’associazione conta 142 socie tra appassionate e professioniste. Gli incontri tra le socie avvengono presso birrifici, brewpub, birrerie, ristoranti, eventi birrari, fiere, corsi o a casa delle socie.

Chi sono le vostre associate? 

Le nostre 145 socie, di cui circa un terzo sono professioniste, sono sparse su tutto lo Stivale e abbiamo anche qualche socia in Ticino. La maggior concentrazione di socie si trova al Nord, soprattutto in Lombardia e in Liguria, ma anche nel Lazio siamo in tante. Circa due terzi delle socie sono appassionate che lavorano nei settori più disparati dalla parrucchiera alla commercialista. Le professioniste sono birraie, publican, chef, ristoratrici, sommelières, manager, giornaliste, blogger, esperte di marketing, event planner, importatrici, distributrici.

Interessante anche la fascia di età delle nostre socie che spazia da 25 a 60 anni. Non ci sono limiti di età nel mondo birrario (a parte quello stabilito dalla legge) e questo lo trovo molto positivo. La passione per le birre può durare una vita e le persone di una “certa” età che frequentano pub o altri ambienti birrari non vengono viste in una luce inadeguata o ridicola, come succede in altri settori. Mi piace godermi una buona birra con mio figlio in un locale e sentirmi completamente a mio agio. Lo stesso ovviamente vale per lui!

 Quale aspetto del movimento della birra artigianale italiana oggi ti sembra più positivo? 

Faccio una lista di ciò che mi sembra più positivo:

– opportunità di lavoro per i giovani (birrifici, beerfirm, brewpub, birrerie, sommèliere della birra, beer chef, marketing e comunicazione della birra, eventi birrari)

– novità accattivanti nel mondo gastronomico (cucinare con le birre, abbinamenti con le birre eccetera)

– nascita di nuove realtà come la nostra che cercano di dare un contributo costruttivo all’ampliamento dell’orizzonte culturale in generale

– conoscere una bevanda storica (come il vino!), ma poco conosciuta e poco stimata per la sua qualità in Italia fino a vent’anni fa

– grande stimolo per la creatività dei produttori che porta alla creazione di birre uniche nel mondo brassicolo mondiale, come per esempio le IGA

E di negativo?

– abuso della parola “artigianale” di alcuni produttori che non lo sono

– nascita di troppi micro birrifici e beerfirm

– mancanza di una legge più rigida

– lacune commerciali dei piccoli produttori che a volte portano al fallimento

– imitazione da parte di birrifici industriali del marketing artigianale (bottiglie, etichette, terminologia) che confondono il consumatore finale e portano via business ai piccoli produttori

Che cosa ne pensi della formazione nel settore? Un vecchio adagio dice che sia il lievito a fare la birra, e non il birraio/a.

Quando ho visitato CRAFT BEER ITALY nel 2017 sono rimasta piacevolmente colpita dalla mostra, dalle conferenze e dalle degustazioni offerte. Un format di eventi B2B che mancava in Italia. Lo consiglierei anche agli appassionati che intendono crescere dal punto di vista birrario e che magari stanno pensando di fare della birra un loro mestiere. Insomma, un evento di grande spessore birrario. Una vera mecca per i professionisti del settore e per gli appassionati che desiderano ampliare il proprio orizzonte birrario. Eccellente piazza per le pubbliche relazioni e per incontrare i più gettonati personaggi del settore.

Mi ricordo l’incontro con Stefania Calcaterra e Chiara Albertin. Il loro entusiasmo e la loro disponibilità. La foto di gruppo che abbiamo scattato insieme a fine giornata. Tutto questo mi ha spinto a scrivere una mail per proporre una collaborazione. Mi piaceva l’idea di dare un contributo a un evento prestigioso, professionale e coinvolgente come CRAFT BEER ITALY. Poter essere presente quest’anno è un grande valore aggiunto per la nostra associazione. Alcune delle nostre socie bier-sommelieres Doemens guideranno, insieme a Unionbirrai, le degustazioni nella Taste It Area. CBI ha riservato uno sconto per il biglietto d’ingresso a tutte le nostre Socie. La nostra Associazione sta divulgando l’evento tramite le socie, il sito e i social media, per cui non posso che ringraziare tutto il team di CBI per questa fantastica opportunità!

Tornando alla tua domanda, sicuramente è il birraio o la birraia che fa le birre! Certamente le materie prime (acqua, malti, lievito, luppoli eccetera) sono fondamentali, ma se il cuoco non sa cucinare pur avendo a disposizione i migliori ingredienti, il risultato finale sarà scarso. Nel mio paese di origine, la Germania, esistono da molti anni alcune delle migliori scuole per la formazione di un birraio o una birraia oppure per diventare sommelier della birra.

Noto con piacere che anche in Italia negli ultimi anni sono nate delle scuole che offrono corsi professionali di alta qualità sia rivolti agli addetti di lavoro sia agli appassionati. Personalmente ho frequentato la Doemens che ha sede in Baviera, ma che anche una branca italiana in Romagna. Credo che sia attualmente la scuola più prestigiosa e più professionale (tra l’altro l’unica riconosciuta a livello mondiale) per biersommeliers. Ma ci sono altre realtà in Italia che stimo e che consiglierei come la Dieffe di Padova o il Cerb di Perugia. Per avvicinarmi al mondo birrario mi sono rivolta a Unibirra di Varese dove ho frequentato il mio primo corso di Publican. Poi ho frequento vari corsi con il mitico e carismatico “Kuaska”. Altre realtà che stimo e che suggerisco volentieri sono Unionbirrai e Fermento Birra.

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